Come “dèi senza tempo“, “uno a uno … muso d’uro“, gli (appunto) Unoauno  (mauri: batterie, giangi: voce e synth, rocco: basso)  danno alle stampe  il loro dico d’esordio “Cronache Carsiche” che, come dagli stessi detto, è fatto di musica, e la musica è “un linguaggio antico, religioso. Rituale“.

 

Tralasciando le considerazioni e le valutazioni contenute nella breve presentazione del disco riportate nel comunicato stampa, la stessa rassegna bene descrive i rimandi e la metodologia che caratterizzano “Cronache Carsiche“: “gli Shellac. E una filiazione CSI – Massimo Volume (impronte in effetti ben evidenti – ndr) in otto canzoni scarne, radiografiche …. basso, niente chitarre, niente sovraincisioni, una batteria in parte elettronica in parte no, qualche tasto di synth“.

 

 

Ascoltando la “successione cronologica” di “Cronache Carsiche“, l’intero disco si racconta come una corsa “a perdi fiato” tra le trame e le “macerie” di una “società liquida” … su strade ritmiche e abrasioni che reggono testi impegnati, parlati, cantati, recitati, urlati …

0011942169_10

Cronache Carsiche” è un punto di partenza, un buon punto di partenza su cui lavorare e insistere verso la ricerca di una maggior identità personale che possa diventare un segno distintivo di pregio all’interno del panorama musicale italiano “impegnato”.

Marco Sica