“Nel tempo … ed al tempo …” ogni musica dà sensazioni, evoca immagini, richiama pensieri.

 

Ascolto “Travel vol. 1” dei napoletani Travel Gum (composti da Simone Sannino – voce, Emanuele Coppola – chitarra, Gianvito D’Orio – batteria e Davide Cotronei – basso, oltre, in occasione delle registrazioni di “Travel vol 1”, da Fabiana Manfredi alla voce e del noto sassofonista partenopeo Giuseppe Colucci, mente e cuore dei Divieto di Swing e autore dell’ottimo “Low Budget” di cui si è già scritto su queste pagine); ascolto, dunque, i loro racconti e le loro suggestioni sonore, miscellanea di poetica, psichedelia, abrasioni, aperture “space”, “trip” sonori e spunti di napoletanità “nera” (su tutti il passaggio di “Io solo” e l’inizio del “Viaggio” della mini suite di fine disco) che mi portano ora in navigazione su oceani scuri, come un Olandese Volante verso un maelstrom musicale, ora custodito, per tre giorni e per tre notti, quale novello Giona, nelle profondità, “Nel ventre della balena”, per poi essere vomitato non su una spiaggia ma in un deserto per vedere “bagliori a luci spente”, in un viaggio della mente, tra realtà e immaginazione, verso “nessuna ambientazione, nessuna direzione”.

Su altra stampa, parlando dei Travel Gum, ho già avuto modo di osservare come Albert Camus nel “Il mito di Sisifo” citi la III Ode Pitica di Pindaro con le parole “O anima mia, non aspirare alla vita immortale, ma esaurisci il campo del possibile”, e ho osservato che partendo da questo aforisma si può aggiungere che per esaurire il campo del possibile occorre sperimentare, e che la sperimentazione è un dovere per l’artista. Ebbene, ai Travel Gum va ascritto sicuramente il merito di voler e saper sperimentare, indubbiamente percorrendo piste già battute, ma senza timore di rischiare e di essere collocati, da un uditorio oggi troppo mainstream e politically correct, ai margini della musica e del mercato, e non per un loro demerito artistico ma per una diffusa (a parere di chi scrive) riluttanza dell’ascoltatore medio di spingersi oltre le rassicuranti note dell’ovvietà. Quella dei Travel Gum è una sperimentazione non tesa a un’oggettiva “ricerca” del nuovo, ma come un’anabasi soggettiva, è indirizzata verso un viaggio interiore, verso, appunto, una sperimentazione interiore, alla “ricerca” della propria identità d‘individuo, “singolarità” all’interno della “collettività” e nel rapporto con se stessa. All’ipotetica domanda su cosa siano i Travel Gum è lo stesso Simone Sannino, a chiusura di questa nostra breve recensione, a fornire risposta: “Se mi chiedessi cos’è Travel Gum … io ti risponderei che è una scelta. È una scelta collettiva, come dire, quasi una filosofia di vita. Parlo come gruppo e non come singolo … e credo che sia questa effettivamente la nostra forza. Ogni giorno ci troviamo davanti milioni di problemi, come ogni essere vivente di questo pianeta; e a nostro modo abbiamo deciso che la nostra risposta/reazione a tutto ciò è basarci su noi stessi, sulla nostra volontà collettiva, sulle nostre forze , sulla nostra musica, sulle nostre idee. Il decadimento della società odierna e il moltiplicarsi delle paure collettive per il futuro hanno materializzato all’interno dell’uomo la costante paura di accrescersi e quindi nella maggior parte dei casi il loro vivere diventa sopravvivere. Travel, inteso come intero lavoro, analizza attraverso la storia di un uomo qualunque questa condizione di blocco dell’essere umano e ne intravede le vie d’uscita. Quest’album è solo la prima parte del concept intero che prevede anche una seconda parte. In toto il lavoro completo è un mix di generi musicali differenti bagnati dal nervosismo del rock; il nostro intento è quello di ricreare immagini , situazioni, veri e proprio viaggi, da vivere durante l’ascolto. Lo senti da subito: “escape by bike” è potente; la rabbia di chi è oppresso, di chi cerca di non essere travolto. “Nel ventre della balena”, invece, è un blues carico di rivalsa; “Un uomo qualunque” … è la ballata della speranza; “Io solo” … è la solitudine … in tutte le sfaccettature. “Travel” è la vita che ti passa davanti, il flusso dei ricordi, e infine la rinascita, cruda, che lascia il segno”

 

Marco Sica per nelMuschio.