Si narra che Gioacchino Rossini, a un giovane compositore che aveva sottoposto al giudizio del Maestro una propria composizione, avesse commentato che in quel lavoro “c’era del bello e c’era del nuovo. Peccato, però, che mentre il bello non era nuovo, il nuovo non era bello”.

Dopo aver ascoltato l’extended play “Isonation” dei “the Nude in the 30’s”, si può tranquillamente affermare che nel loro lavoro, diversamente dal giovane compositore dell’800, Rossano Campagnoli (chitarra, arrangiamenti e idee), Johnny Maione (chitarra), Nando Castaldo (basso), Giuseppe Celardo (batteria) e Daniele Migliore (voce) siano risusciti a rendere bello sia il nuovo, sia la rivisitazione di quanto, nella musica, l’orecchio avverte come “già sentito”.

Nell’epoca del “porno espanso” in HD, l’erotica e sgranata “nudità degli anni trenta” trasuda umori e ormoni di una sana puberale carica capace di “sospendere” l’ascoltatore in equilibrio tra la rassicurante clandestinità del conosciuto e l’eccitazione della novità. Tale peculiarità l’ho sempre ritenuta una dote per chi vuole promuovere una musica di qualità dalle venature underground, “indipendenti” da generi e sottogeneri, ma al contempo “aperta” come una “puttana santa” a un ampio pubblico. “Isonation” ha la durata del lato di un 33 giri, 23 minuti (circa) nei quali i “the Nude in the 30’s” hanno dimostrato di aver ampiamente ingerito, digerito e metabolizzato tanto i rigurgiti della “new wave” di fine anni ’70 – inizio anni ’80 quanto gli spasmi e le dilatazioni del più recente “post rock”, riuscendo a far girare sul piatto un disco che, seppur fatto di singoli brani, ha una propria e ben definita identità. Adr: Isonation “vede la luce” con una “Have you ever seen the light?” che da un arpeggio ipnotico spezza i ritmi con un treno in corsa verso distese urbane di luci e ombre.

Nel sentire il brano ho sentito e mi sono sentito come con il viso fissato alla plastica di un finestrino, tra il buio e i bagliori di una metropolitana, in un mesentere di elettriche cementificazioni cittadine. “Black Moon” occhieggia bistrata come una prostituta da marciapiede che in pelliccia e stivali ruota la borsetta di latex e ti invita a “salire” nel suo mondo di solitudine e perversione. “NCPAD” restituisce all’ascoltatore quel senso claustrofobico a me tanto caro, schiarito da un passaggio centrale da campi elisi di beatitudine. “Take me High” è esatto “mainstream” da radiofonico passaggio da ascoltare in automobile sulle autostrade del 2000. Singolo perfetto. La masturbazione televisiva nella lobotomizzazione celebrale di una “Nazione”, con un dio demiurgo assunto al cielo della falsa e bugiarda santità della fede, è nel tempo iniziale da impari lotta dell’incipit di “The Nation” e nella sua splendida e cantilenante nenia infantile “…la la la la la la la la la lie”.

Come spesso accade, il punto più alto come impatto emotivo “Isonation” lo raggiunge con la sesta e ultima traccia fantasma che, tralasciando la scelta di ricorrere a un espediente forse un poco troppo anacronistico da ghost track, suggella la giusta chiusura di un ottimo EP (stampato anche su supporto digitale), al quale, si spera, seguirà un LP “completo” ma (completo) solo nel minutaggio.

(The Nude in the 30’s – Isonation – Marco Sica)

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