È fresco di stampa il primo lavoro discografico dei The Next Stop, composti da Lydia alla voce, Bruno alla chitarra, Stefano alla chitarra e Elisabetta batteria.

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I quattro, dopo anni di impegni live, nel 2018, decidono di entrare in studio e grazie all’aiuto e al supporto dei membri dell’etichetta Kokoro, Sabrina Carnevale e Marco de Falco, incidono il loro primo album intitolato “Desert Blossom”.

(Video di “Cold As Ice” tratto da “Desert Blossom” –  Directed by Christiano Evans for Eyematic Films; Edited by Sumedha Perera for Kokoro studio; Make up artist: Amelia Mentone Stylist: Sarah Rapagiolo Assistant: Francesco Russo. Recorded and mixed at Kokoro recording studio by Sabrina Carnevale and Marco De Falco)

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“Desert Blossom, o Fiore del deserto, è il primo album dei The Next Stop i quali, grazie all’aiuto e il supporto dei membri dell’etichetta Kokoro, Sabrina Carnevale e Marco de Falco, sono riusciti a sviluppare un’idea molto complessa quanto affascinante. Tutto è partito da una mia riflessione – racconta Bruno, uno dei chitarristi del gruppo – Soffermandomi sulla scarsa capacità di ricezione del pubblico, sono arrivato alla conclusione che un’artista è limitato nell’esprimere sé stesso in quanto, in assenza di un uditorio, le parole diventano leggere e prive di significato. Per tale motivo, nonostante si cerchi di instaurare un dialogo con un ipotetico ascoltatore, ogni discorso, nella sua fragile essenza, risulta essere vano ed inutile, proprio come un fiore nel deserto. L’ordine dei brani, infatti, evidenzia un processo evolutivo che abbraccia varie tematiche ed è, purtroppo, destinato ad autodistruggersi: partendo con la prima traccia Nothing to say (alla lettera “niente da dire”), brano che descrive i lati pungenti dell’illusione perfetta, ovvero l’amore, l’album si conclude con Back to hell (“Ritorno all’inferno”), luogo dove un’artista può finalmente sentirsi a casa. Amore, solitudine, speranza, denaro, morte, sono solo alcune dei topic approfonditi nel concept. Da come si può facilmente intuire, molti altri musicisti hanno trattato tematiche simili; la differenza è che i Next Stop sono arrivati alla consapevolezza che ormai non è importante ciò che si dice e, alla fine, non è importante nemmeno dire qualcosa se non c’è nessuno pronto ad ascoltarti. Provare a fare arte nel XXI è come provare a mettere radici nel deserto” (tratto da il Roma on line).

Marco Sica