Stefano Ferro, un musicista d’altri tempi: ‘Il mercante di Pensieri’ è il suo nuovo progetto discografico.

 

Un album raffinato e riflessivo che rappresenta l’esperienza e la professionalità di un artista che lascerà il segno. S’intitola <<Il Mercante dei Pensieri>> l’ultimo progetto discografico del cantautore veneto Stefano Ferro.

Il titolo il Mercante di pensieri è anche il primo brano che fa da apripista all’intero progetto. Il singolo – spiega l’artista – è incentrato sul tema di chi ‘vende’ ideologie a scapito del nostro senso critico; ci sono un peccatore impenitente e un confessore corrotto, un uomo costretto a vestire i panni stretti di un impiegato di bassa leva>>.
Stefano Ferro è inoltre l’autore del brano Il Navigante, scritto per il recital “E nemmeno un rimpianto” del veronese Gilberto Lamacchi che ne trae il disco omonimo, poi candidato fra le 29 proposte italiane alla Targa Tenco.

Come si è evoluto il tuo modo di fare musica?

A differenza che in altri campi dell’agire umano, io non ritengo necessariamente che scrivere canzoni porti necessariamente ad un’evoluzione intesa nell’accezione positiva del temine, ci sono cantautori che sono riusciti a mantenere un certo “livello”, altri le cui produzioni del passato rimangono ineguagliate, altri ancora che non hanno saputo, voluto o più semplicemente trovato modalità espressive e opportunità per migliorare, perciò l’evoluzione è probabilmente un aspetto correlato ad altre attività umane, nel mio caso oggi riesco ad affrontare gli impegni con un approccio più consapevole e più tecnico rispetto al passato, sapendo di poter contare anche su una band che conosce a menadito i brani e dove si va a parare ad ogni accordo, tutto questo certamente agevola, se questa è una specie di evoluzione allora sì, c’è stata.

Qual è il brano del disco a cui sei particolarmente legato?
Il Mercante di pensieri che ne è la title track, perché rappresenta sotto metafora il mio senso della libertà intesa prima di tutto come libertà di pensiero e in questo senso la considero una canzone “illuminista” e che trae spunto da un breve aforisma del poeta italiano Arturo Graf, il quale, in materia di libertà, scrisse: A essere pienamente liberi bisogna non avere né da obbedire, né da comandare.
Sei stato selezionato anche fra i primi 10 autori finalisti del Tour Music Fest sezione autori. Che sensazioni hai provato?

L’esito mi ha fatto molto piacere e questo è innegabile, certo arrivare ad un passo e non farcela talora può infastidire più di una “sconfitta” che si consuma in breve tempo, ma far canzoni è cosa diversa dall’atletismo letterario, perciò ho preso il risultato per quello che è, e cioè una grande soddisfazione non necessariamente presaga di un qualche futuro, che mi da la motivazione necessaria per riprovarci ma senza garanzie di fare meglio, staremo a vedere.
Quali saranno i tuoi prossimi progetti?
Sto cercando di curare le occasioni per suonare live legandole ad eventi culturali, dirette radio o video, diciamo che mi soddisfa ogni valore aggiunto se questo è curato bene, più che un progetto si tratta di un mio personale tipo di approccio che fino ad ora ha dato alcune piccole soddisfazioni.

Dove ti piacerebbe suonare? 
Non sono nelle condizioni di esprimere delle preferenze, però dico per chi non suono: non suono per eventi confessionali né per partiti politici, né per feste aziendali, volentieri posso suonare per beneficenza a condizione che il beneficiario sia aconfessionale e apartitico, per il resto, presupposta la serietà artistica e professionale potrei suonare dovunque, il problema per me e la band non è tanto il dove ma semplicemente il quando, poi si sa, più si suona e meglio si sta.

 

nelmuschio.