Andare via in cerca di un destino nuovo, senza mai voltarsi indietro …”, “leggeri”, “liberi”, “nascondendosi come ombre nella notte”, tra morbide sonorità acustiche dal serale sapore di fuochi estivi che bruciano “frammenti di ricordi” in un ottimo Jazz d’autore cantato in italiano.

E così, che sotto il marchio Santapollinare, il chitarrista e songwriter Andrea D’Accico (coadiuvato da Cristian Martina alla batteria, Gianluca Milanese al flauto, Alessandro Muscillo al contrabbasso, Dionisia Cassiano, Domy Siciliano, Raffaele Passiante e Giorgia Faraone alla voce, Franco Sgura alla tromba, Vincenzo Presta al sax, Andrea Rellini al violoncello) ha dato alle stampe il suo primo disco autoprodotto “Principiante della vita”.

Se D’Accico ha “perso il gusto per molte cose”, con “Principiante della vita” “si è lasciato colpire” e, “continuando a suonare”, si è liberato dei legami e dei cliché propri degli integralisti, fondendo la tradizione del cantautorato a quella del Jazz, in una commistione funzionale che trova nelle chitarre l’asse portante e il faro che traccia la via verso un prodotto di contenuto musicale e testuale in cui se “la realtà si manifesta insensibile, non si accontenta di vincere, mai chiede scusa, nessuna resa” l’unica possibilità è “restare un principiante della vita …”.

Lo sguardo del musicista in quest’album si rivolge a «un’epoca in cui non c’era gran che da fare, la gente viveva di poco e sapeva goderne, dove anni fa c’era quella spiaggia e si faceva il bagno, oggi c’è un’area industriale – spiega – la memoria si stratifica e il nome di quel luogo si intreccia con il titolo dell’album, “Principiante della vita”, un titolo che rimanda al sapersi accontentare, al sentirsi sempre principianti, vivendo senza grandi pretese, prendendo le cose come vengono, poi inaspettatamente da uno spunto, forse solo apparentemente casuale, qualcosa accade». Racconta di poesia del quotidiano D’Accico, di parole dette a mezza voce, di un amore che sfugge, forse è già sfuggito e non si raggiungerà mai più, di silenzi e della noia in cui si scivola in certi pomeriggi pigri di una città sorniona” (dal comunicato stampa).

Marco Sica