Tutto riparte da Berlino, una città amata da chi scrive, che racchiude in sé il perfetto senso di rinascita; quella rinascita che parte dalla coscienza viva di un passato conflittuale e che trova il proprio rinnovamento nella sintesi tra i resti mutilati del proprio vissuto e le protesi moderne di una contemporaneità meccanica. E da Berlino parte anche la rinascita dei Riva, che con il loro nuovo singolo “Ossa” compiono, al pari della città tedesca, un rinnovamento artistico segnato dal forte contenuto testuale e delle musicali scosse di elettrificazione, che come un defibrillatore scaricano tensioni elettriche a un pulsante cuore umano. Ulteriore plauso va sia al bel video che accompagna l’uscita del singolo, dove i Riva (Simone Morabito, Stefano Bruno e Flavio Ciotola) appaiono come immagini di una vecchia polaroid, brevi istantanee tra le eterne strade affollate dalla vita distratta della gente comune, sia alla splendida copertina di “Ossa”; entrambi (video e copertina) a cura di Nicholas Mottola Jacobsense.

Tratto dal quotidiano il Roma:

Berlino 2018. C’era un grande freddo e una canzone da finire. Ora possiamo metterci una pietra sopra e ripartire da qui. Il nuovo singolo. Ciao da Riva”. Un incipit, un abbrivio che è premessa a “Ossa”, il nuovo singolo dei Riva. E poi il cambiamento, il coraggio di mettersi in discussione. Senza cambiamento non c’è evoluzione e senza evoluzione non c’è arte. Ed è proprio da questo nuovo punto di partenza che inizia il rinnovamento artistico dei Riva (Simone Morabito, Stefano Bruno e Flavio Ciotola – quest’ultimo già autore dell’ottimo progetto solista “L’Io”) che, virando verso contemporanee prospettive di elettronica elettrificazione musicale e di suggestione testuale, hanno dato alle stampe il singolo “Ossa”, un solido brano di moderno cantautorato, subito seguito dal bel video di Nicholas Mottola Jacobsense, autore anche della splendida copertina che accompagna il singolo. “Questa canzone è un regalo di un mio caro amico, Giovanni Feliciello (autore e compositore di altri progetti quali Il Quarto Imprevisto, Luk, Zugzwang) – racconta Simone Morabito – Una sera verso mezzanotte girovagavo per la mia città, Pomigliano d’Arco, da solo in cerca di qualcuno che mi facesse compagnia. Ho chiamato Giovanni, che è mio amico da sempre, ma lui era già a letto. Nonostante questo, dopo un po’ di indecisione, ha deciso di scendere e venire a bere qualche birra con me. Era estate e faceva caldo. Mentre parlavamo ha preso un taccuino dove aveva segnate alcune frasi raccolte durante l’inverno che era appena passato: osservazioni, idee per testi e cose del genere. Ce ne stavano un paio che mi hanno colpito al cuore. Ovviamente poi sono finite nella canzone. È stata stesso quella sera che abbiamo deciso di lavorare insieme a questa cosa. Poi mi ha mandato la canzone chitarra e voce e con Stefano Bruno, nella figura di produttore artistico, e sotto la supervisione di Giuliano Dottori, abbiamo lavorato all’arrangiamento”. E così, se una lieve brezza di malinconia trasporta tra le strade, i mercati, i binari e i palazzi affollati di gente distratta il canto “… credimi, qui non è semplice abbandonarsi e diventare diversi, spogliati e fammi vedere dentro alle ossa che cos’è rimasto … un gesto”, dentro le ossa dei Riva il “gesto” è dato dal bel messaggio racchiuso nella loro convinzione che “la soluzione sia dedicare tempo alle persone” e che la vera immortalità risieda nella capacità di saper “immaginare“.

Marco Sica