Partiamo dall’inizio e al contempo dalla fine. “Porteremo gli stessi panni” (in uscita il 23 febbraio 2018) è l’abbrivio nel titolo dell’ultimo lavoro discografico dei Guignol (Pierfrancesco Adduce, voce, testi e chitarra – Michele Canali,  batteria (ma nel disco dietro le pelli c’è Dario Marchetti) – Paolo Libutti, basso – Antonio Marinelli “il Coda”, chitarre elettriche) ed è un verso nella brano di chiusura “Pozzanghera nera 18 aprile“, poesia di Rocco Scotellaro messa in musica dalla band milanese.*

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Ideologia, poesia, impegno sociale, riflessioni intime … sono tematiche che quando affrontate meritano sempre un plauso …. accresciuto, in “Porteremo gli stessi panni“, dalla scelta dei Guignol di motivare il tutto musicalmente con la delicatezza di un suono morbido e misurato.
Così, il “Padre mio” non è nei cieli ma è umano, terreno, in un rapporto diretto con la sua progenie, è in terra, nel “fuoco”, al “focolare … a “predire le avventure dei figli” ….
… non a caso in rassegna stampa si legge: “I primi brani di questo disco – racconta Pier Adduce – li ho scritti velocemente dopo un confronto duro e animato con mio padre, a casa sua, in una fredda e umidissima serata in campagna, nella Basilicata. Da quel diverbio infarcito di imprecazioni, accuse e scuse, aneddoti e rievocazioni che mi parevano persistere dai tempi dell’infanzia, sono scaturiti i ‘demoni’ che da tempo chiedevano di avere un loro spazio: un piccolo posto d’onore finalmente, con me, a tavola, e sulla carta che mi accingevo a scarabocchiare rapidamente”.
Se, poi, l’amore non è amore nei “Diversi opposti” ma è “inerzia”, in “Sei Fratelli” il padre diventa “assente” ma “ingombrante” (torna il tema del rapporto padre-figlio) mentre la “madre … l’unico approdo” per i figli presi nel mare della vita ….
Oggi dopotutto”  è importante che il cantautorato italiano dica la sua con la sincera forza della spontaneità e con la teatralità da burattino cantastorie dei Guignol …

Marco Sica

*

“Carte abbaglianti e pozzanghere nere

hanno pittato la luna

sui nostri muri scalcinati!

I padroni hanno dato da mangiare

quel giorno si era tutti fratelli,

come nelle feste dei santi

abbiamo avuto il fuoco e la banda.

Ma è finita, è finita è finita

quest’altra torrida festa

siamo qui soli a gridarci la vita

siamo noi soli nella tempesta.

E se ci affoga la morte

nessuno sarà con noi,

e col morbo e la cattiva sorte

nessuno sarà con noi.

I portoni ce li hanno sbarrati

si sono spalancati i burroni.

Oggi ancora e duemila anni

porteremo gli stessi panni.

Noi siamo rimasti la turba

la turba dei pezzenti,

quelli che strappano ai padroni

le maschere coi denti”.