Non c’è stato bisogno di salire sul più alto grattacielo per vedere e sentire quel rumore bellissimo dato dalla sola voce e chitarra di Paolo Benvegnù; è bastato staccare la spina, in un Mamamu pieno e carico di passione e di tensione, immobile ad ascoltare le verità che, come perfette simmetrie di musica e parole, diventavano un suono simile a un’invenzione tanto irraggiungibile quanto salvifica nella sua capacità di spingere oltre l’ascoltatore, oltre i suoi sogni, oltre i suoi desideri. E poi, oltre, c’è stato anche l’uomo. Oltre il cantautore, è salito sul palco un Paolo Benvegnù umile, semplice e (appunto) umano, capace di azzerare ogni distanza tra lui e il pubblico, rinnegando incondizionatamente il troppo spesso “abusato” ruolo d’artista e restituendo a esso la sua più vera dignità. Cofondatore nel 1993 degli Scisma, Benvegnù, nella lunga pausa discografica del gruppo (da “Armstrong” datato 1999 sino a “Mr. Newman” del 2015), e anche successivamente, ha intrapreso una prolifica carriera solista che lo ha visto impegnato sia in celebri collaborazioni, che in lavori discografici a proprio nome; oggi, con “H3+” del 2017, arrivati a quota nove. Come spesso accade, quando si passa dal lavoro di “gruppo” a produzioni personali, se da un lato viene meno l’eterogeneità data dalla cooperazione, dall’altro cadono tutti i vincoli, e l’autore può esprimere in musica e testi pienamente le proprie idee e il proprio sentire. Ed è stato così anche per Paolo Benvegnù che, sebbene avesse al suo attivo già degli ottimi lavori discografici a firma degli Scisma, è nel viaggio intrapreso da solo che ha raggiunto la piena maturità artistica e forse i più alti picchi espressivi della sua dote cantautorale, punti d’arrivo celebrati nello splendido concerto del Mamamu, in cui l’assenza di ogni struttura e sovrastruttura e la riduzione all’essenzialità delle voce e della chitarra gli ha permesso di scavare nel suo più profondo intimo e di esprimere emozioni che come istantanee hanno fermato il tempo in tanti unici e irripetibili momenti di musica d’autore. “È Grazie a Ciro, a Renato e alle magnifiche anime del Mamamu che mi sono sentito veramente a casa – commenta Paolo Benvegnù dopo l’esibizione – È grazie a loro se mi sono potuto esprimere, nel mio piccolissimo, esattamente come sono” -Marco Sica (da Il Roma del 6 aprile 2018)