Il Monte Meru, conosciuto anche come Sumeruparvata, è la montagna sacra della mitologia induista e buddhista ed è anche il titolo dell’ultimo lavoro discografico dei Latente (Francesco Panetta – voce e chitarra, Alessandro Villa – chitarra, Marco Cagliani – batteria e Matteo Lullo – basso).

E così, il sacro monte (richiamato, sebbene in versione spaziale, anche nella copertina del disco) “apre gli occhi” nella “stanza buia” dove “l’insonnia” è data “dai pensieri” che, “come fiumi” di rock’n’ roll duro ma melodico, strappano dalle braccia di Morfeo.

Laddove “Accontentarsi è diventato facile”, per strane “Alchimie”, “Monte Meru” (come si legge nella rassegna stampa dei Latente) “parla di sentimenti umani. Concentra masse dense di vita in un flusso molto più grande di emozioni. Dieci brani fluidi e impetuosi che musicano dolore, disagio, rabbia, paure, ansie, amore e speranze“.

Monte Meru” è stato anticipato dal singolo e dal videoclip di “Fumare” …….

 

…. una canzone che racconta “di dipendenza nelle sue varie forme e sfumature e del rapporto che si instaura tra il soggetto e l’oggetto della dipendenza stessa. L’attaccamento ossessivo a una cosa, a una persona o a un’abitudine si trasforma in un sentimento opprimente che rischia di portare all’annullamento di se stessi per assecondare il proprio “vizio”. Le conseguenze negative che ne derivano si ripercuotono sulla propria esistenza, provocando una condizione di angoscia e malessere. Nel videoclip, diretto da Giorgio Deponti, la band ha voluto ricreare queste sensazioni con un piano sequenza claustrofobico che si muove all’interno delle stanze, con veloci cambi di inquadratura e l’inserimento di dettagli, oggetti e colori che li rappresentano” (tratto dalla rassegna stampa dei latente).

Marco Sica