Se mi parlano di “Mexico ‘86” ricordo un bambino di nove anni al suo primo vero mondiale, con nella memoria un tondo Naranjito, ereditato gioco dall’immaginario di Spagna ’82, un mondiale vinto ma non vissuto.

Del 1986 ricordo un centrocampo assolato e marchiato dall’ombra di un fuoco messicano da sole atzeco (almeno io così lo vedevo)di una telecamera teleferica (come mi ha poi raccontato mio cugino), ricordo la nazionale italiana, ricordo le bandiere a benedire le strade e poi l’Argentina, Diego Armando Maradona e ciò che fu e che fece, di come la mano di dio divenne calcio e come rese ogni altra cosa solo commento. Oggi dopo, trentuno anni, ascolto i “Mexico ‘86” e li ringrazio per avermi rievocato una parte felice della mia infanzia. Tralasciando i miei “amarcord”, e per tornare ai “Mexico ‘86” e al loro disco “Sprovveduta”, differentemente dalla band di Cicciano, sono abbastanza matto da legarmi ad un “albero di mele solo per vedere la gravità”; anzi ho sempre vissuto così, e quindi mi sono legato all’impianto HiFi con “Sprovveduta” che gira solo per sentirne la “gravità”.

Come il “Povero Mario” non faccio conti e flirto con un lavoro discografico che sebbene proveniente dalla Campania Felix è “libero da noi” campani e dalle nostre tradizioni musicali e linguistiche, prendendo dell’ager Campanus la bontà di un buon frutto spontaneo e sincero della terra. I “Mexico ‘86” suonano e cantano, con competenza e con ogni nota e parola al proprio posto, un rock italiano di contenuto testuale e dai ricchi arrangiamenti di trombe, archi, percussioni, cori, synth e fuzz. “Sprovveduta è un inno, un rimprovero alla spensieratezza che ama farsi rincorrere e che ultimamente sembra andare più veloce … La band – afferma Vincenzo Toscano, voce del gruppo – “non si ispira a nessun disco o artista in particolare, ma abbiamo sempre amato i Nirvana, i Placebo, i Radiohead, i primi Oasis, i Blur, gli Strokes, i the Hives, i The Vines; del resto siamo figli degli anni 90! Sarebbe stato bello poter dire che siamo cresciuti con i Pink Floyd, David Bowie, the Who e il cantautorato italiano, ma non li abbiamo mai vissuti, anche se da grandi li abbiamo ascoltati con tanta ma tanta ammirazione… Forse tra tutti ci sentiamo più vicini agli Smiths, ai Violent Femmes, ai Beatles e a Donovan”. L’augurio che si può rivolgere ai “Mexico ‘86”e che resti sempre a brillare nei loro occhi la “luce di rivolta”, con maggior forza, e che non venga offuscata dal sapore del mainstream, la cui eco, seppur con piacevolezza, già risuona tra le pieghe di “Sprovveduta”.

Marco Sica