Una foto in copertina, un volto pestato … e una musica che “ti pesta” con i suoni e con parole incontinenti di contenuti ….

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 …. claustrofobie urbane, elettrificazioni, sincopi, deglutizioni e rigurgiti, asfissie industriali di città del futuro che presentano un presente crudo nel suo susseguirsi  di “giorni duri”, di “armi e muri per dividere i puri“; un presente plumbeo di “ombre nere“, di “giorni e sere sopra le anime vere“.

Così, diretto, si presenta il rap contaminato dell’EP “IESUS” a firma di MD Funghi Ladri che, complice anche la collaborazione di Caruson, perfettamente schioda dalla croce il cristo uomo, nel suo essere “verbo” e “parola”, per calarlo nel sociale ginepraio di “pupazzi … soddisfatti … distratti” e menzogneri; un “IESUS” che, sebbene di nascita partenopea, intraprende il suo “viaggio lento” tra strade lontane dalle troppo abusate rime napoletane ma ricche di un linguaggio globale, da denuncia “ecumenica”.
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In rassegna stampa è lo stesso MD a raccontarsi e a raccontare la “partenogenesi” di “IESUS”  “L’ EP Iesus rappresenta, forse, la mia sperimentazione piú estrema. Non sono mai stato un cultore di musica elettronica, eppure Caruson (il dj produttore delle musiche, nell’EP), mi ha insegnato le grandi possibilitá del genere. I testi dei 3 brani sono un misto di speranza e rassegnazione, di violenza e compassione, guidati sempre, peró, dal rigetto assoluto di dinamiche ipocrite o opportuniste, di convenienza o di compromesso, con l’idea chiara che l’amore ed il rispetto devono guidare ognuno di noi, ma che i malvagi ed i deboli che li supportano, vadano schiacciati, sempre e comunque. Caruson, poi, é riuscito, magicamente, a dare una cornice musicale perfetta, alle tematiche dei pezzi, quasi “cucendoci” addosso ció che gli mancava, mai “occultando” i testi e le parole, con la musica, ma “duramente” accompagnandoli, per dargli più forza. Ritmicamente, Caruson, ha seguito passo passo le metriche dei testi, “ricamando” le ritmiche musicali, sulle continue variazioni metriche, dei testi. Io dico che siamo un duo che, artisticamente, funziona, toccherá a voi dirci se ci eravamo sbagliati oppure no“.

Marco Sica