Il 23 febbraio, all’MMB di Napoli, è andata in scena una splendida serata di musica e poetica. Nell’ambito della rassegna “La nostra Indipendenza” (a cura di Bulbart e dell’MMB stesso) si è esibito dal vivo l’artista, originario di Bristol, Matt Elliott. Abbandonati i The Third Eye Foundation, Elliott ha dato libero spazio alla sua creatività, alle sue ossessioni, ai suoi sogni e ai suoi incubi, disegnando in musica affreschi dal fortissimo impatto emotivo. Per più di un’ora, il numeroso pubblico che ha affollato l’MMB è restato in sacrale e religioso silenzio ad ascoltare Matt Elliott che con la sua sola splendida “greve” e calda voce e la sua chitarra ha raccontato storie sospese tra rarefatta sperimentazione e intimo lirismo. Tutto il locale, sia come luogo che nei presenti, si è sentito trasportato in una dimensione quasi onirica, evocatrice di ancestrali fantasmi materializzatisi tra le note di una chitarra carica di classicismi scomposti e immersa tra i suoni e fumi di “un’effettistica” da perfetto sfondo teatrale per un canto profondo e umano. La bellezza di questi concerti, va oltre la musica, ed è data anche dalla possibilità di azzerare totalmente il distacco tra l’artista e il pubblico, in un’osmosi di umori ed emozioni (tratto dal “Roma” on line del 26 febbraio 2018).
Marco Sica