Iniziamo questo viaggio con LePuc sul mare, su di una chitarra-zattera con un cappello e una sciarpa di felliniana memoria. Nell’immaginario collettivo il viaggio per eccellenza, per noi italiani, è verso le Americhe, sulla scia dei pirati, come bambini, attraverso “un mare senza scogli sulla rotta”, e se “l’America è lontana ….” ed è “Dalla” … “altra parte della luna”, LePuc è saltato sul suo lato più luminoso, quello del cantautorato italiano, tirando fuori non dal cilindro (il suo mago ne è sprovvisto), ma dal suo “cappello” e dalla sua immaginazione, un delicato “Io secondo Woody”, un piccolo forziere pieno di ricordi e di citazioni … ma soprattutto carico di tutte le storie quotidiane, della vita di ognuno di noi e di tutti coloro per i quali “nessuno ha cantato mai” e ai quali LePuc riempie e dedica il lato bianco di una cartolina. L’unica critica che si può muovere a “Io secondo Woody” è forse l’eccessiva esuberanza adolescenziale che porta il suo autore a una non precisa identità che rimbalza ancora tra gli echi dei suoi cantautori fratelli maggiori, soprattutto quelli delle ultime generazioni … ma infondo abbiamo tutti dei punti di riferimento e di partenza e quelli di LePuc promettono per il meglio. Ora dobbiamo chiudere questa nostra descrizione … mia moglie “ mi sta chiamando per cena” ma ci associamo a “Mario”, professiamo con orgoglio il nostro ateismo e auguriamo a LePuc di “avere voce a sufficienza” per continuare a dire sempre tutto quello che gli “passa nella testa”.….

 

Marco Sica – nelMuschio