Nel non cosi lontano 1989 quattro ragazzi di Manchester, un po spavaldi e narcisisti ma allo stesso tempo introversi ed isolati, debuttarono con quello che poi e’ diventato un Album classico della musica Brit, ma in generale un Classico della musica Pop che per  alcuni rientra fra uno dei migliori Albums di sempre.
Se vi e’ capitato di far parte della ”England Summer of Love” del 1990 che ebbe in Spike Island la Woodstock della generazione nata negli anni ’60/ ’70  allora sapete di certo di cosa sto parlando.. Se invece come me siete un po piu giovani e siete arrivati agli Stone Roses per vie diciamo ”trasverse”, allora siete fra quelli che stanno ancora ringraziando i 4 mancuniani per aver dopo circa 20 anni di separazione, riunito uno dei gruppi piu leggendari di sempre.
L’ Album rilasciato nel 1989 si intitola ” The Stone Roses” e non entro’ di certo la Top 10 della UK chart.
S/T e’ l’ album di un gruppo che a differenza dei cugini Sex Pistols ( ”Never mind the bollocks” spesso citato da John Squire come uno dei migliori lavori discografici di sempre insieme a The White Album dei Beatles)  che ”don’t know what I want but i know how to get it ” / ”non so cosa voglio ma so come ottenerlo”, fa capire sin dal primo ascolto che questi ragazzi sanno bene cosa vogliono e Ian Brown frontman del gruppo non ha vergogna a dirlo: ” La nostra missione e’ quella di scrivere il miglior album di sempre, questo e’ tutto. ”
Narcisismo e introversione questi sono principalmente I Roses prima di ”Second Coming”, (seconda perla rilasciata dal gruppo di Manchester nel 1994) con un John Squire sempre colto a suonare la chitarra in pieno stile shoegazing, alzando lo sguardo al massimo un paio di volte nell’ arco di un intero concerto e Alan ”Reni” Wren impegnato a suonare con un cappello la cui visiera gli copriva praticamente per il 90% gli occhi e l’arcata sopraccigliare.
Mentre il bassista, Gary ”Mani” Mounfield si impegnava a completare i ritmi dettati da Reni (senza dubbio il miglior batterista della sua generazione) Ian Brown affrontava le folle come un bambino spensierato che va allo stadio cantando i cori della sua squadra del cuore.
Metti queste quattro personalita’, insieme a melodie cristalline arrangiate con ritmi dance e pigli psichedelici e capisci che non innamorarsi diventa difficile…
S/T suona come un album indie ed e’ anche ovvio che sia cosi vista la sua produzione da parte di una piccola etichetta, la Silvertone Records, ma e’ proprio questo che forse lo rende ancor di piu un incredibile fenomeno underground.
In S/T le melodie che riecheggiano gli anni 60 ( ”Elephant Stone”, ” Waterfall”, ”She bangs the drums, ” Made of Stone” ) e fanno pensare a Roger McGuinn e ai Byrds, vengono riarrangiate come nessuno mai aveva fatto o pensato prima; sezioni ritmiche che sono canzoni nella canzone e arrangiamenti di chitarra che ricamano paesaggi Van Gogghiani.
Ian brown, la cui voce a tratti suona come quella di un angelo e’ la ciligiena sulla torta di un Album di 11 tracce che si conclude con una jam di circa 8 minuti ( ”I am the Resurrection”) e che diventa una pietra miliare della musica pop-rock.
La traccia di apertura, ”I wanna be adored” rimane forse la canzone simbolo dei Roses per eccellenza: testo, melodia e arrangiamento sono forse in questi scarsi 5 minuti il sunto di quello che rappresenta il sound e il messaggio del gruppo.
A parte ”Elizabeth my dear” che fa il verso a Simon & Garfunkel e vuole essere semplicemente un raccordo tra lato A e lato B, l’ album e’ composto da 10 composizioni di un pop cristallino dal colore psichedelico.
Sono proprio i  toni psichedilici degli arrangiamenti uno dei fattori caratteristici degli Stone Roses: va bene scrivere classici, ma se poi non li puoi ballare come si fa ad un rave allora cosa c’e’ di cosi tanto speciale ..?!
Sebbene ogni canzone ti fa pensare a primo impatto a qualcosa che non hai mai ascoltato prima ma interessante e accativante, subito dopo, la canzone nella canzone ( Reni !) e come se ti dicesse: perche’ pensare, meglio ballare..!
Insomma un LP che ha del magico e che resta il lavoro principale del gruppo rispetto  all’ album  successivo           ” Second Coming”  ( che conferma la qualita’ compositiva del gruppo, anche se in qualche modo il tutto prendera’ una via molto piu Led Zeppeliniana..)
e all’ ufficioso ” Garage Flower” ( pubblicato senza autorizzazione della band, dove ci sono i primi esperimenti compositivi di Brown & co. – indie rock – )
Cosa ci aspetta adesso che gli Special 4 si sono riuniti lo sapremo probabilmente a cavallo della prossima estate, possibilmente il tutto preceduto da un’ altra anteprima ( Natale o primavera??) che insieme a ”All for One” e ” Beautiful Thing” rappresentera’ il terzo singolo degli Stone Roses atto terzo.
Well, Abbiamo aspettato vent’ anni , adesso cosa vuoi che siano  altri pochi mesi…!