Cosa sia la musica e soprattutto cosa possa essere, e fino a che punto la sua forza comunicativa sia in grado di diventare universale linguaggio, ecumenico viatico espressivo, capace di divenire sostanza intrinseca a ogni forma d’arte, è un interrogativo che probabilmente resterà inevaso, tanta è la sapienza che la musica ha nel sapersi rinnovare e nell’andare a riempire i vuoti della nostra esistenza.

La musica suonata, la musica ascoltata, la musica pensata, la musica come compagna di viaggio, di vita come colonna sonora dei nostri attimi; la musica come colonna sonora da sempre delle arti visive, del teatro, del cinema (sin da quando era muto) e la musica anche come colonna sonora di un romanzo, intuizione, quest’ultima, dal fortissimo valore suggestivo se alle immagini, agli odori e alle sensazioni che solo la lettura sa dare, si aggiunge l’incanto della musica nel fare, al contempo, da sfondo e da guida al percorso narrativo.

E così, lo scrittore, compositore e pianista John Caps ha dato alle stampe “La Luce di Meridio” (Alessandro Polidoro Editore), primo capitolo di una tetralogia fantasy e a esso ha accompagnato una breve colonna sonora da lui composta, di cui “Alone”, il tema principale, è scaricabile con codice QR dalla quarta di copertina.

Alone”, in linea con il romanzo, è una composizione carica di un’epica contemporaneità, ariosa nelle sue aperture, che come la vista restituiscono ampi spazi sognanti, seppur segnati ora da una velata malinconia ora da una regale marzialità.

E se il piano descrive i mutevoli stati d’animo dell’uomo, le orchestrazioni costruiscono le ambientazioni entro cui si susseguono le storie e scorre la vita dei protagonisti de “La Luce di Meridio”.

Alone” dà l’idea di essere la concreta luce, macchiata di buio, che si pone lì dove “Nel mondo, vi sono alcuni luoghi che le tenebre prediligono più di altri, perché sembrano concepiti proprio per ospitarli”.

Durante la presentazione ufficiale del libro, tenutasi il 22 maggio al PAN di Napoli, John Caps ha ben sottolineato come per lui sia stato importante, oltre ovviamente alla stesura del romanzo, accompagnare il suo scritto con la musica.

Nella quarta di copertina, poi, Caps scrive: “Da bambino ero un bugiardo incorreggibile. Non riuscivo a resistere alla tentazione di raccontare qualcosa di inverosimile al solo scopo di scatenare un’emozione inedita sul viso di chi mi ascoltava. Crescendo, ho scoperto che esistevano bugie dal sapore dolce, “favole” capaci di distrarci dalla vita quotidiana e farci sentire un pochino meglio. Per un tempo lunghissimo le ho continuate a raccontare solo a me stesso, e ho completato gli studi pensando che fossero un retaggio della mia infanzia. Poi, qualcosa si è incrinato. Il bambino che era dentro di me ha iniziato a piangere. All’inizio non riuscivo a spiegarmelo, poi ho compreso che piangeva perché avevo dimenticato chi fosse. Quel giorno la mia vita è cambiata. Avevo una missione ambiziosa da portare a termine: raccontare la favola più incredibile che avessi mai immaginato. Una storia così emozionante, che alla fine avrete voglia di raccontarla a vostra volta, perché le favole non appartengono a chi le inventa, ma a coloro che le amano”.

La Luce di Meridio ha rappresentato per me una vera e propria rinascita e la concretizzazione di una scelta che mi ha portato ben oltre la vita che stavo conducendo – ha inoltre aggiunto (a voce) John Caps – Per anni ho represso il mio desiderio di scrivere, ritenendolo un hobby che non mi avrebbe potuto portare da nessuna parte. Il problema è che io ero da nessuna parte, perché a essere sbagliata non era la mia passione per la scrittura quanto il percorso che avevo scelto, il binario sul quale stavo camminando. Nell’istante in cui ho compreso la mia inadeguatezza nei confronti dell’avvocatura, mi dedicai anima e corpo alla realizzazione di un progetto ambizioso, la mia personale odissea nella quale avrei fatto confluire la mia passione per la mitologia e l’etimologia e l’interesse per le moderne contraddizioni umane. Da subito compresi che si sarebbe trattato di una saga perché il materiale che avevo raccolto nel tempo era immenso e desideravo inserirlo nel mondo fantastico che tante volte avevo immaginato. Mentre scrivevo, consapevole delle difficoltà che oggi attanagliano il settore dell’editoria, pensai di investire risorse supplementari al mio tempo, così conobbi Fausto Della Villa, un talento eccezionale che ha abbracciato la Luce di Meridio e ne ha realizzato la copertina e l’intero impianto grafico pubblicitario. Sentivo, però, che mancava ancora qualcosa, come se non fossero abbastanza le 400 pagine e le illustrazioni. Così, iniziai a comporre una colonna sonora del romanzo, immaginandolo già tradotto in un’opera cinematografica. Il caso vuole che mi imbattei in un amico dell’adolescenza, Fabio Marcatelli, direttore di una piccola etichetta discografica, la Gnome Records. L’entusiasmo è tale, che nell’arco di alcuni mesi abbiamo realizzato insieme numerose tracce, la più importante delle quali, il tema, sarà accessibile attraverso un “QR code” stampato in quarta di copertina. Un vero e proprio miracolo, cui se ne aggiungeranno altri, come Sara Lubrano, un’orafa che ha realizzato il Ciondolo simbolo della saga e Alessandro Polidoro, che ha abbracciato con entusiasmo il progetto e ha tradotto in opera quello che fino a quel momento era stato solo un appassionante progetto di giovani napoletani”.

Marco Sica