Abrasioni e scosse elettriche che “oscillano” tra sonorità retrò e moderne pulsioni da futuro contemporaneo che ti guardano in “sincrono” e ti parlano con linguaggio internazionale in un’alternanza di inglese e italiano.

Così, tra ostiche spigolature e ammiccamenti synth pop che invitano a “resistere” a un mondo ostile e che evoca scenari tanto industriali quanto da acidità techno, gli Imperatori danno alle stampe il loro primo lavoro discografico “Karmarock” (che “è anche la prima produzione targata Crow Records, una nuova etichetta discografica indipendente che ha come mission diversificarsi dalla attuale proposta musicale, nei modi e nei generi” – si legge nel comunicato stampa).

Dopo aver toccato più volte il fondo avevamo bisogno di credere in qualcosa di più, con un nome imponente magari. Qualcosa che non ci desse solo la parvenza di far parte di qualcosa di grande, ma che, a sua volta, ci facesse meritare un nome del genere; per sentirci un giorno realizzati. Se si osserva il logo “ImperatorI” si nota che le “I” formano due colonne. Proprio quella solida base di cui abbiamo bisogno per tenere in piedi il nostro castello, il nostro sogno. Crediamo che ognuno sia imperatore di se stesso e, in modo giusto o sbagliato, costruisca qualcosa che potrà magari essere d’ispirazione per qualcun altro. Un faro, una speranza. Un modo per sopravvivere” (ancora dal comunicato stampa).


Nati da diverse esperienze musicali, trascorrono il loro tempo in una saletta tre metri per due, tra synth, drum machine e looper, a sperimentare e a mettere in musica tutta la loro creatività. In quel minuscolo magazzino reinventato a sala prove intraprendono una progressione musicale passando per cambi di line-up e di strumentazione, fino ad arrivare, in momenti diversi, a due traguardi importanti: il 9 aprile 2016 salgono sul palco per aprire il concerto ai Pop X e solo qualche mese più tardi registrano il loro primo disco, dopo aver raggiunto una forma definitiva” (sempre dal comunicato stampa).