A cura di Melt

Se state male dentro, non ascoltate questo disco.
Se invece siete quieti e beati ascoltatelo, e mettete in discussione il vostro mondo di fiori, di gioia, unicorni e poesia.
“La Capitale del Male”, secondo disco dei toscani HATE & MERDA, è il degno seguito del loro esordio “L’anno del’odio”.
La miscela di sludge e doom, le punte di noise e math, le orride grida lacerate costituiscono il substrato di un disco forte e funzionale.
Dopo un intro parlato parte la delirante “Foh”, destabilizzante e inquieta; poi si acquieta e si risolve in quei momenti per cui gli
H&M mi piacciono tanto… diventano quasi sognanti, pur sempre maligni, ma del buono si scorge.
Poi giunge “L’inesorabile declino”, uno dei brani più crudi del disco, che si apre con un amletico dubbio (:P, ndr): il riff ti pesta duro in testa
e la chitarra rocciosa pare rotolare dal fianco di un ripido vallone glaciale.
Rapidamente si giunge ad “In Itinere”, parentesi caratterizzata da un lungo drone di quasi 7 minuti, impreziosati dal violino di Matteo Bennici e dalla voce di Stefania Pedretti (OvO, Signorina ?Alos). Dalle atmosfere eteree si torna allo strazio e al delirio
noise de “La Capitale del mio male” e successivamente alla cavernosa e funerea “Profondo nero senza fine”.
Il disco termina con i 9 monolitici minuti di “Vai Via” che tra urla e sussurri chiude degnamente l’ultimo capitolo targato Hate & Merda.

https://diodrone.bandcamp.com/album/la-capitale-del-male

“La Capitale del Male” è un disco devastante, per stomaci forti, per orecchie che sanno farsi dolcemente saturare e riscaldare dal male;
è un disco sporco, nero, che mette alla prova e sfinisce;
riprendendo l’incipit: se aveste bisogno di tornare ad amare la vita, fate uno sforzo,
arrivate ad ascoltarlo fino in fondo, poi tutte le infelicità appariranno ben poca cosa.