Italia, Spagna, Irlanda, Turchia e ritorno. 
Se è vero che esistono posti che sono luoghi dell’anima, è anche vero che per quei posti esiste sempre almeno una canzone o un album che ne cristallizza il ricordo.

L’idea alla base di About Places (I Make Records, 2015), lavoro primo per Giobbe, è proprio questa: raccontare posti e le storie che li riguardano, e compensare tutto in un album. Il risultato? Ottimo

Un immaginario e immaginifico viaggio in dodici tappe, che comincia con la melancolica Saint Stephen’s Green e continua su un sentiero folk-rock, con episodi notevoli come Egeria Alley, Apiary, Walton e My Face Ages, nei quali l’amalgama sonoro disegnato da Dino Cuccaro (batteria), Marco Normando (basso), Gianluca Plomitallo (piani), Francesco Tedesco (chitarre elettriche), Ferdinando Ghidelli (pedal steel guitar) e Gianluca D’Alessio (violoncello) si fonde alla perfezione con la voce del songwriter campano (che peraltro – rara eccezione nel panorama italiano – canta in un inglese pressochè perfetto).

Siamo davanti ad un disco che suona bene: buona la scrittura certosino il lavoro sugli arrangiamenti e le dinamiche.
Come ogni viaggio che si rispetti, alcune delle tappe risultano meno esaltanti e lasciano poco nel personale bagaglio dell’ascoltatore; a volte per un’eccessiva timidezza compositiva, a volte per ridondanze occasionali. Peccati veniali che si perdonano assai facilmente ripensando alle altre tappe, così ricche di sfumature e dettagli che impreziosiscono e rendono godibilissimo l’ascolto.

Nel complesso, l”esordio dell’ex Disappearing One si fa apprezzare per la maturità compositiva, una scrittura lirica e per un’impronta sonora originale ma che non disdegna richiami a Glen Hansard e Eddie Vedder, ma anche a Paul Weller e Richard Ashcroft.
Un buonissimo primo capitolo che merita necessariamente un seguito.

Giuseppe Marino

NelMuschio.it