“Come un navigante” mi sono imbarcato dal “golfo dei poeti” e ho iniziato a navigare lungo la rotta dei Figé de Mar, spinto dal loro rock-pop in Italiano.

Non c’è stato bisogno di strambare né di andare di bolina … la musica contenuta nell’EP del gruppo di La Spezia è, infatti, una brezza costante che consente un’andatura serena in acque tranquille, lontano dal pelago della sperimentazione musicale e dalle criptiche tematiche socio-esistenziali dei testi, assestandosi su sonorità “mainstream” e su “chiare” liriche non prive di intensità emotiva “… la mia vita, la mia realtà, terra dura ma comunque mia, questi muri, questa città so quanto la odio ma porto con me questa pelle …”.

Quello di Nikolò Del Sole – chitarra, Matteo Basile – batteria, Matteo De Martino – chitarra acustica, Davide Lucchi – tastiera e Lorenzo Traggiai – voce è un EP che ora attracca nell’attesa di un “Riscatto” “allo scalo dietro la città”, ora lungo un “Boulevar” sognando “notti da film”, ora cerca un “Dove”, in una gita fuoribordo, in “una Liguria di confine .. dove non esiste più confine” con sonorità folk da verde Irlanda ora si lascia inghiottire nei bui angoli di in una città addormentata dal porto illuminato. L’augurio che si può rivolgere ai Figé de Mar e che questo loro primo lavoro discografico sia come “per un navigante antico” il punto da cui guardare la propria “arte”, liberarla dai retaggi della loro adolescenza, e condurla sempre più verso liriche di contenuto e musica di qualità.

 

NelMuschio.Marco Sica