Oggi partiamo da un locale, il MMB MusicMelodyBar di Napoli, e da una data, venerdì 5 maggio 2017; luogo e giorno in cui la londinese Erin K ha presentato il suo primo lavoro discografico “Little Torch”.

Come spesso accade in tali circostanze il tempo perde la propria “attualità” e offre atmosfere “eterne”, quelle che si respirano nell’aria underground di concerti fatti di musica, d’idee e di pensieri. Il palco è occupato da sole donne: Erin K (ovviamente alla voce e chitarra), le Ginger Bender composte da Jeanne Hadley (basso, cori), Alessandra Di Toma (chitarra elettrica, ukulele e cori) e Giulia Formica degli Julie Ant (batteria e cori), musiciste che incarnano, con impeccabile precisione tecnica e con la grazia e la determinazione che è propria delle donne, lo spirito di “Little Torch”, anti-folk in equilibrio tra l’aggressività concettuale della scena punk e i suoni “acustici” della tradizione folk.

L’apparizione sulle grandi scene Erin K la fa con il singolo di debutto “Coins ” che riscontra immediato gradimento da parte della BBC e di alcuna stampa specializzata, brano poi incluso come chiusura nel suo primo “vero” disco “Little Torch”. Composto da un totale di dieci tracce, “Little Torch” è un lavoro (musicalmente) di delicato cantautorato femminile contenutistico, nel quale è presente anche un poco d’Italia, data la produzione artistica di Andrea Appino degli Zen Circus e la partecipazione “suonata” – oltre dello stesso Appino – di Roy Paci, Enrico Gabrielli, Simone Padovani (già batterista con Bobo Rondelli) e parte degli Zen Circus stessi. I primi tre brani del disco sono anche tre video di altrettanti “singoli”, tra i quali – a gusto di chi scrive – spicca il particolare “Assholio” e il suo maialino-unicorno (in copertina del CD) dove, nero su grigio, si animano in disegno esseri antropomorfi, all’occorrenza dalla testa di animale e dal corpo umano (e viceversa), o ibridi simili a una manticora tutta animale, in una rilettura a tratti orwelliana dei ruoli sociali. Figure, queste, che popolano l’immaginario dell’intero lavoro, come anche evincibile dalla loro presenza nel booklet, dominata da un cefalopode octopus, con la testa di volpe, che tiene tra i tentacoli otto cellulari dediti a un “selfie”. Oltre al già citato “Coins”, di particolare bellezza sono anche l’incalzante “No Control”, con le sue “orchestrazioni” in arrangiamento (i fiati arrangiati da Roy Paci e gli archi da Enrico Gabrielli) e la gentile “Pay to Pay”, brani che, in uno con l’elegante e bella “figura” di Erin K e con le sue riuscite linee vocali, offrono un caldo e coinvolgente disco di musica sincera

(Erin K “Little Torch” – Marco Sica). NelMuschioWebZine