Abbiamo intervistato Enrico Vetro, un giovanissimo e promettente cantautore che ha sfornato da poco il suo nuovo singolo “Il mio ruolo”. Qui di seguito la nostra chiaccherata!

1) Ciao Enrico, grazie in anticipo per il tuo tempo. Come prima cosa volevo chiederti. Com’è essere un cantautore emergente oggi come oggi?

Grazie a voi per il vostro. Credo che sotto certi punti di vista essere cantautore oggi è come esserlo stato ieri. Voglio dire che la prima cosa che conta è il prodotto, e il fatto che un brano piaccia a qualcuno e sia in grado di comunicare qualcosa. Certo, poi il successo di uno come “Young signorino” manda ogni ragionamento a puttane! Ogni artista comunque sceglie il modo e gli strumenti a lui più consoni per esprimere se stesso al meglio e riportarlo agli altri. Molti infatti prestano particolare attenzione al modo di apparire proprio perché sanno che così facendo stanno già comunicando qualcosa. Resta il fatto, ad ogni modo, che oggi come oggi la musica che si produce non può essere sciolta dal modo in cui la si vuole comunicare anche attraverso l’utilizzo del proprio corpo e del proprio modo di essere dato che si è anche “costretti” a pubblicare foto, post e storie sui social in cui dover mettere in mostra se stessi a 360 gradi. Bisogna fare attenzione alle parole che si scelgono perché siano spontanee ma al contempo adatte a descrivere ciò che si è, che si pensa e che si fa. I tempi sono cambiati e continuano a cambiare istante dopo istante. Nel mio caso, la sola cosa che forse più mi turba e mi crea un po di dispiacere è il fatto che tra tutte queste infinite piccole e medie etichette discografiche ce ne sono davvero poche che prendono un artista ritenendolo tale davvero e decidono di credere in lui investendo tempo e denaro così da intraprendere un vero e proprio percorso di crescita insieme. Spesso sarebbe davvero più utile ad entrambe le parti avere meno artisti nella propria etichetta ma dedicare più risorse ad ognuno. Le etichette e le case discografiche che fanno questo tipo di discorso infatti sono quelle che sentiamo nominare più spesso e che alla fine guadagnano di più. Credo sia questo oggi come oggi a fare la differenza come credo che il suo contrario sia ciò che sta rovinando l’attuale realtà musicale italiana. Sembrerà strano, ma devo aggiungere anche che l’area geografica in cui ci si trova a vivere ha una certa rilevanza. Non è un caso se io, ad esempio, che per altri due mesi continuerò a vivere a Macerata, nelle Marche, mi sono trovato fino ad ora a lavorare con persone che si trovano a Milano, Torino o Roma. Tant’è che a novembre mi trasferirò anch’io a Milano proprio perché ho già lì i contatti e le situazioni che mi permettono di vivere più dall’interno la mia musica e di poterle dare il giusto respiro che merita.

Comunque, per ora ho ancora fede nella selezione naturale.

2) Quali sono le influenze più importanti del tuo percorso artistico?

Voglio precisare subito che secondo me le influenze sono qualcosa che va a sedimentarsi profondamente nell’animo e nello spirito di un individuo ma non necessariamente questo individuo poi deve fare qualcosa che assomigli alle cose che lo hanno influenzato. Dico questo perché spesso ci si aspetta che le influenze artistiche di una persona debbano essere per forza qualcosa facile da rintracciare all’interno delle sue opere o che le rispecchino in qualche modo e, se fosse così, nel mio caso bisognerebbe aspettarsi musica di nicchia o per lo meno una commistione di generi che in Italia non sarebbe possibile in alcun modo portare avanti volendo fare musica pop o cantautorale. Ad ogni modo alcune ritornano contro ogni progettazione, all’interno delle proprie creazioni ma in maniera del tutto rielaborata e personale. Le mie maggiori influenze, che hanno cambiato il mio modo di approcciare e di fare musica sono tra le più disparate e vanno certamente dai Radiohead e dai Moderat ai The Acid passando per David Bowie e i Dire Straits fino a Vasco Rossi, Battisti, Dalla, De Andrè, De Gregori e potremmo andare avanti fino scrivere un libro. Fin da bambino ho attraversato e ascoltato ogni tipo di genere e artista musicale, dal Rock’n’roll alla Trap attuale, dalla musica classica al Noise. Aggiungo inoltre che una buona parte di ciò che mi influenza in ambito artistico non deriva dalla musica bensì dalla letteratura e dalla pittura. La letteratura in particolare è un altro ambito in cui riesco ad esprimere bene me stesso e la realtà che assorbo e che osservo e fin qui l’ho fatto attraverso la pubblicazione di saggi, articoli su riviste e pubblicazioni di volumi di poesie del tutto differenti dal mio modo di scrivere canzoni, essendo due metodi espressivi completamente diversi l’uno dall’altro.

3) Si sentono tantissimi dischi oggi come oggi. Pensi che i social networks abbiano reso il mercato musicale leggermente saturo?

Direi proprio di si. Più che ai social networks è un problema che attribuisco alla nascita continua di piccole e medie etichette discografiche che pur di fare quattrini invitano miriadi di gruppi, per la maggior parte non ancora pronti, a collaborare con loro promettendo il paradiso in terra ma senza poi seguirli davvero e lasciandoli fondamentalmente a se stessi fino alla loro scomparsa o perdita di volontà. Riguardo ai social networks credo invece che siano molto utili se utilizzati in un certo modo (cosa che io fatico a mettere in pratica). Certo, prima della loro diffusione un artista si faceva conoscere suonando ovunque il più possibile mentre ora basta a volte il giusto budget e la giusta promozione per farsi conoscere da un pubblico spropositato. L’unica cosa che mi viene da criticare rispetto ai social è il fatto che spesso e volentieri conta di più come si appare piuttosto di ciò che si vale, cioè speso conta di più mettere in mostra un tatuaggio che se il brano di un artista è bello o fa schifo. Però dato che i tempi ci costringono a stare davanti a questo tipo di realtà, credo proprio che chiunque si trovi a promuovere se stesso o la propria attività debba in qualche modo farci i conti e trovare la propria dimensione comunicativa attraverso gli stessi, quella dimensione che più gli corrisponda e che sia in grado di farlo apparire  davvero autentico di fronte agli altri e a se stesso.

4) Parlaci del tuo prossimo disco, come sarà?

Il mio prossimo non che primo disco, dato che fin qui, a parte questo singolo, ho pubblicato un solo EP dal titolo “Al buio” nel marzo 2017 e con il moniker precedente “La stanza di vetro”, sarà qualcosa di completamente differente rispetto ai brani che ho fatto uscire fino ad oggi. Qualcosa di completamente diverso ma al contempo che mi corrisponde ancora di più, anzi, che mi calza a pennello ed è proprio quello che volevo fare. La mia dimensione. Perciò al di là del fatto che possa piacere o meno, sono felice e non vedo l’ora di ultimarne la preparazione perché è qualcosa che cercavo dentro di me da tempo e per poterlo raggiungere sono dovuto tornare alle primissime origini del mio percorso cioè a quando, da bambino, prendevo la chitarra, mi chiudevo in bagno e iniziavo a cantare di getto canzoni inventate sul momento. Questo primo disco sarà molto minimale e più “raffinato”, ci saranno meno strumenti elettronici e le melodie saranno molto più vicine a quelle della tradizionale canzone italiana da Battisti a Dalla a De Gregori a Vasco e tanti altri. Sarà un disco molto più cantautorale a partire dai testi, molto più descrittivi, simili a fotografie o a scatti istantanei e anche la musica si manterrà sempre in una direzione elettronica e pop ma in maniera molto più sintetica. Io sono soddisfatto fino in fondo, forse per la prima volta in vita mia, dopo tanta ricerca, è accaduto in maniera del tutto imprevista e sorprendente di trovare la mia propria dimensione. Sicuramente sarà un prodotto molto più in linea con il cantautorato dei giorni nostri ma restando comunque diverso e originale. Non sarà di certo l’ennesima copia o brutta copia di Calcutta. Io ne vado fiero e non vedo l’ora di farvi ascoltare qualche brano…

5) Quant’è importante per te sperimentare?

E’ indispensabile e al tempo stesso naturale dato che è quello che ho fatto da piccolissimo fino ad ora. Il mio stesso primo Ep “Al buio” è stato un esperimento che mi ha permesso di capire da che parte dirigere la mia musica. In poche parole ogni volta che mi accingo a comporre sperimento e provo versioni molteplici della stessa cosa sia per i testi che per le musiche. Sono molto complicato perciò devo avere davanti più possibilità prima di scegliere qualcosa da sviluppare. Inoltre è qualcosa che mi è sempre venuto spontaneo e di cui credo non potrei fare a meno poiché i miei punti di riferimento artistici sono tutti grandi sperimentatori. Sono cresciuto “a pane e Radiohead”, “Sonic Youth”, “Moderat” e tantissimi altri ancora che non smettono mai la loro ricerca. Perché il mio parere è che la ricerca debba essere la base di ogni cosa, sia sul piano artistico che quello esistenziale. In fondo fare musica è come dipingere, perciò bisogna toccare con mano i materiali, immergersi nella tela, combinare i colori e quant’altro fin che il disegno sia più simile possibile a come lo abbiamo immaginato. Detto questo, la matrice di ogni mia sperimentazione si trova sempre nel mio cuore e tutto primariamente parte da lì.

6) Se potessi descrivere il tuo ultimo singolo con un colore, un animale ed un oggetto, quali sceglieresti?

Domanda stupenda. Per quanto riguarda il colore direi grigio. Non a caso il video l’ho voluto girare in bianco e nero proprio perché descrive una situazione dell’animo umano del tutto incerta ed insicura, in cui si ricerca qualcosa che sembra sfuggire, spostarsi sempre altrove. Per l’animale, allo stesso modo sceglierei la scimmia, anche qui, non è un caso se ho deciso di incentrare il video intorno alla maschera da scimmia, proprio perché la scimmia è l’imitazione limitata dell’essere umano, essendo umana solo in potenza e non in atto, poiché sprovvista degli elementi che rendono l’uomo tale. Inoltre nell’immaginario collettivo, grazie anche al contributo di artisti di ogni genere, la scimmia ha assunto numerose simbologie.E’ simbolo alchemico di trasformazioni e trasmutazioni, dialogo tra gli strati superiori ed inferiori della coscienza; per Freud, ad esempio, la scimmia incarna un nodo di pulsioni, di molteplici istinti privi di appunto di vera consapevolezza. Già nella mitologia greca infatti, questo animale era visto come una forza primordiale e irrazionale e in altri casi come rinascita attraverso il dolore. Per la tradizione tibetana invece, è simbolo della coscienza sensibile, seppur dominata dall’incostanza. Ancora nell’iconografia cristiana la scimmia è simbolo della menzogna sconfitta dalla verità e per questo in molte raffigurazioni la troviamo spesso ai piedi della Vergine Maria. Più recentemente ha assunto anche l significato di perdizione grazie ad alcune canzoni contemporanee come la “Shock The Monkey” di Peter Gabriel. Pensando ad un oggetto, direi che questo singolo è come la busta di plastica che vediamo nelle prime scene del film “American beauty”. Quella busta di plastica in balia di una forza più grande, del vento, che si muove in modo elegante a destra e a sinistra, in basso e in alto, eppure, nonostante sia il vento a dirigerla, a farne le mosse, sembra che ci sia un ordine dietro ad ogni movimento, una specie di senso o di motivo. E questo è un po anche il significato di “Il mio ruolo”, cioè il sospetto che comunque dietro le vicende della nostra vita, anche quelle più disperate e affannanti, si cela sempre una ragione, uno scopo, anche qualora non riusciamo a riconoscerlo immediatamente.

7) Saluti finali, chi vorresti salutare e ringraziare?

Innanzi tutto voi per questa piacevole intervista e le domande per niente risapute, poi tutti coloro che mi sostengono e che iniziano a sostenermi giorno dopo giorno. La mia ragazza che mi da la forza per credere in ciò che faccio con critiche preziose ed energia costruttiva, il mio manager dietro le quinte che ho incontrato da poco e mi ha fatto aprire gli occhi su di me e sul mio percorso. I miei genitori per avermi comprato una chitarra a 7 anni. L’ufficio stampa “Tri Tubba” per la pazienza e la serietà con cui sta lavorando. La mia etichetta “Bananophono/Nufabric Records” per avermi invitato lo scorso anno ad intraprendere un percorso artistico insieme. Daniela Treggiari cioè l’attrice con il corpo da “milf” e la maschera da scimmia che vedete nel video. La mia dolce nonnina, che ha interpretato nello stesso la parte dell’anziano alter ego in maniera spontanea e inaspettatamente professionale dicendomi durante le riprese di sentirsi come Sofia Loren. Inoltre, Riccardo Mordenti, cioè l’operatore alla macchina da presa e al montaggio che mi ha aiutato a realizzare il video. Infine, ma non per ultima, voglio ringraziare la realtà per essere a volte così imprevedibile e spietata tanto da spingermi ad una ricerca continua su di me e su ciò che mi circonda, perché, come diceva Tenco, “quando sono felice esco”, altrimenti scrivo.

https://www.youtube.com/watch?v=BGqTsFDAwlI&t=21s