Le nuvole si spostano comunque“, si spostano sempre, e anche quando il loro movimento è impercettibile, alla fine, nel loro corso, lasciano comunque spazio al cielo e alla sua visione; un cielo visto da “occhi” che “si aprono”  al mondo, “occhi” che “insegnano”, “occhi piccoli“, “stremati“, “occhi  occupati“, “occhi che guardano avanti“, “occhi tutti diversi“, “occhi” finanche “ciechi“.

E con i suoi occhi Edoardo Chiesa osserva il mondo e lo canta con la semplicità e la spontaneità di chi si sente legato “da un filo sottile disteso sul mondo fatto da piccoli gesti intrecciati” al resto dell’umanità e della vita e si interroga su cosa ci sia “dietro al tempo” e “dietro a un sogno“, rivolgendo l’invito agli esseri umani a non restare “troppo soli perché poi non si sa mai“.
Seguendo i testi, si nota come le parole si ripetano e si coordino tra loro in un unico flusso narrativo …. e così “dietro al tempo” c’è una “porta che non può aspettare“, un “filo da scoprire“, una “domenica d’estate” e “occhi grandi” che fanno da “chiave” per aprire l’attesa dell’uscio; ci sono “radici” ma soprattutto ci sono “voci” e su tutte una che chiama ma alla quale non si è capaci di dare risposta, per quell’incertezza emotiva ed esistenziale che un po’, quale disagio interiore, accomuna tutti noi …

 

…. e se poi il “filo da scoprire” è quello “che ci lega“, un “filo” che se tirato si spezza e ci spezza, la nostra solitudine è oggi (in modo effimero) colmata da tutti i nostri “dispositivi” e da tutte le “connessioni“, in un abbrutimento tecnologico che accentua il distacco dall’umano calore.
Quando ho deciso di dedicarmi ad un nuovo disco – racconta Edoardo – avevo ben chiaro in mente che cosa volevo. Si trattava di fare un disco che, rispetto al primo, si muovesse di più sulla sfera emotiva e lo facesse con pochi ma efficaci elementi. Volevo che i suoni al suo interno fossero reali e caldi e che il cantato non urlasse, ma raccontasse. Volevo qualcosa di semplice ma allo stesso tempo potente e vero” (dal comunicato stampa) .

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Si può dire che Edoardo Chiesa sia riuscito nel proprio intento, confezionando questo suo secondo lavoro discografico (in uscita il prossimo 19 gennaio a due anni abbondanti dal precedente “Canzoni sull’alternativa”) con dieci canzoni di cantautorato/pop interamente acustico,  con, oltre a lui stesso alla chitarra e voce, i soli Andrea Carattino alla batteria e Damiano Ferrando al basso, il tutto con una registrazione in presa diretta e su nastro perché in fondo (si legge sempre in rassegna stampa) “il moderno metodo multitraccia fa diventare la registrazione un atto quasi chirurgico, privo di alcuna magia e interazione tra i musicisti“.

Marco Sica