Chiara Ragnini ricomincia.

Ricomincia … e “seguendo il suo sesto senso” “chiede perdono” con un album equilibrato e diviso tra pop, elettronica e (soprattutto) “italianità” nella lingua. Se “il sangue è la benedizione al pentimento”, si avverte che la Ragnini ha messo il sangue in questa sua ultima fatica discografica che, al di là di ogni valutazione strettamente musicale, ha il sapore di un lavoro sincero e sentito; un lavoro permeato dalla palmare sensibilità femminile, che trova il suo acme nella stesura dei testi.

La Ragnini è chiara sin da subito: non si pente. Non si pente neanche per un secondo e va avanti caparbia per la sua strada, dando alle stampe un disco con il quale lascia entrare l’ascoltatore nel suo campo emotivo e “sentimentale”, sino a permettergli “di toccare con la mano più fredda e decisa” le sue “corde arricciate del cuore”. Se l’accidia va condannata quale male generazionale, e per la sua oramai comune ovvietà è vissuta con la semplicità del “bere un bicchiere d’aria”, con la medesima semplicità gira l’intero disco, anche tra “gli spazzi ristretti” dei testi, personali e intimi.

Per la Ragnini “l’amarsi è una religione”, un atto di fede, e atto di fede è anche credere nella musica e in ciò che la musica oggi può trasmettere e dare, soprattutto in un mercato saturo che troppo spesso costringe a interminabili “code”, ma dove la differenza, come dice la cantautrice stessa, “sta nell’essere se stessi, nel mettersi a nudo, nel non aver paura di raccontarsi … ”.