“O quam cito transit gloria mundi”; e così, come effimera arte, è per gran parte della musica italiana che troppo spesso, in un eccessivo slancio di esterofilia, segue le correnti “modali” di altre terre. Ebbene, non è questo il percorso intrapreso dai Castellano e People, formazione napoletana costituta dalla penna dei Progelfo e dall’inchiostro del gruppoE3, che ha continuato a rifornire l’italica penisola di quella inesauribile e perdurante ricchezza che è propria del cantautorato nostrano, testuale e umorale dell’intimismo dei “santi, poeti e navigatori”.

Ho sempre ritenuto che laddove si decida di dare un senso “semantico” alla voce (e di non fare, quindi, musica “strumentale”) l’utilizzo delle parole e il loro significato devono assumere pari dignità della musica suonata dagli altri strumenti che non vibrano corde vocali. Quanto poi si decide di rimanere fedeli alla linea e di utilizzare quale idioma il proprio, il plauso è maggiore, stante la consapevolezza di restringere la fascia media di ascolto ai propri ambiti nazionali, rinunciando a inseguire sogni d’oltre confine. “Sottometrosexual” (disponibile sia on line su Spotify, ecc, che su supporto digitale) è così, fedele alla linea nelle musiche e nei testi e che sebbene lavoro di gruppo risente (appunto) della penna di Marco Castellano, inserendosi quindi in quel solco che da Tenco e da Ciampi arriva sino ai contemporanei Brunori SAS e Dente.

Apre il disco “l’onnivoro” invito del moog dell’ironica “Vegana”, spoetizzante ballata da acustico electropop; satira sulle odierne mode alimentari cadenzata dalle frasi di basso e sintetizzatore. “Che Giornata” è uno splendido acquarello, dove su un ostinato di basso le chitarre elettriche tracciano colorate malinconie darkwave e nel quale, in un mondo confuso dalle troppe voci, è il silenzio a fornire le parole giuste. Il brano si chiude con un’inaspettata tromba che canta un tema che si fissa nel cervello con “perniciosa” insistenza. La denuncia delle vacanze sessuali è nella sinuosa “Chi si aspetta di più”, caratterizzata dal tema del sassofono tenore stile pungi e dai sommessi lamenti del theremin. Le distorsioni di “Estate” sono controbilanciate dall’esiguità delle “pelli” ridotte, come in molti brani, ai soli cajón e rullante: giusta contrapposizione tra i cantati “sole” e “amianto”. “Avrò modo”, contrariamente a quanto viene detto, non è un brano “secondario” ma è tra i più belli per i suoi romanticamente cupi accenni acidi. I 52 secondi della strumentale “Badante” sono il basso e la chitarra di un porco sudato che sconfina clandestino dal Texas al Messico, al volante della sua Camaro SS carica di birre e con alle spalle una moglie uccisa per “noia”. I Castellano e People non si perdonano e “gratificano” la propria coscienza con il caffè. E così prende forma la singhiozzante “Questioni Condominiali” (al secolo “Zerbino”) con il suo tracimante assolo finale di sassofono. “Sottomesso” celebra il trionfo del manifesto “Scum” e la si può racchiudere nella splendida intuizione di una voluta chitarra scordata che suona il brano in opposizione a un basso melodico. Il confine messicano è stato superato, “il posto è stato trovato” e “il bisogno è stato colmato” dalle atmosfere southern che con le loro chitarre slide e l’incedere lento, collocano una fottuta “Noia” padrona tra la polvere del deserto di Chihuahua.

“Sottometrosexual” si congeda dall’orecchio dell’ascoltatore e dal mio scritto con un’onirica e psichedelica “Riposarsi”; un carillion nel quale girano un paranoico piano giocattolo, un’inceppata chitarra, un ossessivo stick, una “concreta” batteria d’assenza e un fiabesco flauto traverso.

(Castellano e People “Sottometrosexual” – Francescandrea).

NelMuschio.