Morbido ma pungente, sognate ma trapuntato di piccoli incubi che ricamano atmosfere oniriche. Sospeso tra l’elettronico e l’acustico, a pochi metri da un fondale marino nel quale si immergono suoni e voci che si stratificano in echi e richiami provenienti dalla profondità dell’anima e della psiche, si colloca “Grief And Desire”: l’ottimo disco di Augustine (Sara Baggini).
Il disco, interamente auto-prodotto, suonato dalla sola Baggini e registrato in home-recording, è parto materno autobiografico dal forte contenuto umano e femminile. Non a caso il booklet del cd (nell’edizione limitata deluxe) si apre citazioni, tratte da “L’invenzione dell’isteria” dello storico dell’arte e filosofo francese G. Didi-Huberman: “[…] Si trattava, né più né meno, del sintomo di sentirsi donna. / Il termine isteria non cesserà di indicare il lato femminile in termini di colpevolezza. / L’isteria fu prodigio e dramma delle profondità“.
Lo stesso pseudonimo “Augustine” adottato dalla Baggini, è tratto dal nome dell’isterica attorno alla quale Didi-Huberman costruisce il suo saggio. “La condizione paradossale dell’isteria è infatti assunta dall’autrice come paradigma dell’operare artistico, nel momento in cui ciò – spiega – «non può prescindere dall’espressione di una complessa sensibilità femminile»” – si legge in rassegna stampa;

e ancora: “Ho pensato per la prima volta all’accostamento di queste due parole, quasi un ossimoro guardando i quadri di uno dei pittori che più amo, Dante Gabriel Rossetti. Le sue figure femminili fanno la loro apparizione precisamente nel punto di confine tra lutto e desiderio; trovo che questi due termini denominino i due poli dell’esistenza. Qui nacque l’idea per la canzone, che poi ha dato il nome all’intero l’album“.

 
Ed in effetti, a parere di chi scrive, la splendida Persefone, sposa di Ade, di Rossetti potrebbe essere non solo giusta copertina per il disco ma anche voce narrante delle storie raccontate in “Grief And Desire“.

Dante_Gabriel_Rossetti_-_Proserpine
Grief And Desire” è un titolo che da subito chiarisce il senso e dell’intera opera, pregna del “dolore causato da una perdita” (“Grief”) e del desiderio.

Sempre in rassegna stampa, nel citare “L’inconveniente di essere nati” del filosofo e saggista rumeno Emil M. Cioran, si legge: “altra citazione riportata in epigrafe: «Ogni impressione profonda è voluttuosa o funebre, o le due cose insieme»“.
Prescindendo da ogni valutazione e giudizio strettamente musicale del disco, che comunque come detto è di ottima fattura, mi preme sottolineare la validità e l’importanza di realizzare un qualcosa d’artistico dal forte e ingombrante contenuto personale e intimo, ma allo stesso tempo universale.

Marco Sica