120 secondi in apertura di disco per scacciare il gran “contraddittore” … il “satan” … il “pubblico accusatore biblico” che la teologia cristiana ha identificato come il “portatore di luce” caduto, l’angelo ribelle al quale sono state dedicate pagine di letteratura (e non solo).

In vero, a me è sempre piaciuto considerare Lucifero come lo straniero Woland di Michail Afanas’evič Bulgakov, mostrando una certa “Sympathy for the Devil” …. e quindi lascio “fare a Zio Aldo” .. mi lascio “strappare il cuore dal petto”, il mio “cuore di cane” (nero) … lo lascio “trasformare in virtù”.

“Demone” è un disco a nome di Aldo Gallo, un demone che come per l’amico “diavolo zoppo” lo intendo come δαίμων alla “greca” … lo sento l’“Eros” che platone ci racconta come “un gran demone, o Socrate: infatti tutto ciò che è demonico è intermedio fra Dio e mortale. Ha il potere di interpretare e di portare agli dèi le cose che vengono dagli uomini e agli uomini le cose che vengono dagli dèi: degli uomini le preghiere e i sacrifici, degli dèi, invece, i comandi e le ricompense dei sacrifici. E stando in mezzo fra gli uni e gli altri, opera un completamento, in modo che il tutto sia ben collegato con sé medesimo”. Fatta questa digressione, tornado alle nostre cose “infernali” …. il disco di cui stiamo trattando è un lavoro in tema, appunto, “satanico” a cui lascio all’autore e all’ascoltatore la propria attibuzione di significato “teologico”, limitandomi, come “Marco”, a fare il “cantastorie” e a descriverlo musicalmete come un baccanale orgiastico di chitarre sature e saturanti, abrasive e distorte, dalle sonorità (in registrazione) underground e retrò … sporche di infernale solforosa aria che riempiono sfere di parole cantate in italiano e che non mostrano la paura di “Nino” ma calciano come “Capocannoniere” dal discetto il penalty decisivo: Un disco per amanti del genere.

 Marco Sica –  Nel Muschio