Cosa lascerà di buono ai figli del futuro Simone Spirito, sicuramente non parole appese agli alberi, ma, ad oggi, un EP “Luce del Mattino” e il recentissimo LP “Eppur Simone”. E così, innaffiando, in una notte di primavera, le piante in mutande, tra elettrificazioni e sonorità acustiche, Simone, nel suo ultimo lavoro discografico, si racconta e racconta la nostra società contemporanea con la sincerità di chi ha “l’anima nuda” difronte alla “cruda realtà”.

Nel bisogno di essere se stessi, anche a costo di sentirsi persi “come un granello di sabbia dentro l’universo”, di non riconoscersi nelle ipocrisie, nelle finte convinzioni, chiusi nel labirinto nel quale ognuno di noi si costruisce attorno con i propri alibi, per Simone la salvezza è nella musica e nel cantare a squarciagola la sacralità della vita, con la consapevolezza che bisogna saper godere di ciò che nella propria esistenza si è riuscito a fare e a ottenere, che la perfezione è un falso e che il mondo va vissuto sempre e pienamente, perché non è vero che esiste solo in lontananza ….

 

“Le mie canzoni nascono dalla mia voce e dalla mia chitarra – racconta Simone – e in questa dimensione più acustica, con l’accompagnamento di contrabbasso, pianoforte e batteria suonata con le spazzole, ho inciso, nel 2014, il mio primo EP “Luce del Mattino”, edito per la Polosud Records. Nel tempo, poi, ho sentito l’esigenza di arricchire gli arrangiamenti in modo che rendessero le mie composizioni più complesse ma allo stesso tempo più contemporanee e accessibili. Mi sono, quindi, distaccato dalle sonorità acustiche del primo lavoro e ho puntato su una maggior “elettrificazione”, inserendo anche piccoli inserti di elettronica. E così, proprio nel tempo, è nato  il primo LP “Eppur Simone” (edito anche esso per la Polosud Records),  composto da otto brani pensati nel corso degli ultimi cinque anni e tutti con gestazioni diverse.  A giochi fatti, tale diversità di momenti compositivi  è stata per me vincente, poiché ha dato al disco una funzionale eterogeneità. Punto focale delle mie canzoni resta, comunque, il testo. Nella scrittura, e nella possibilità di esprimere emozioni personali nel rapporto sia con me stesso che con la società e con il mondo tutto, mi trovo a mio agio e questo mi motiva particolarmente, soprattutto per la forza comunicativa che hanno le parole, nel messaggio che esse veicolano sotto il profilo sociale e umano, principalmente oggi che le parole stesse sono troppo spesso svuotate del loro significato. Non serve ricorrere a chissà quali frasi, per esprimere i contenuti basta anche la semplicità di poche ma esatte parole”.

Si legge in rassegna stampa: “Eppur Simone è stato registrato da Stefano Formato e Alessandro D’Aniello e masterizzato da Bob Fix (già al lavoro con James Senese, Osanna, E. Gragnaniello, E. De Crescenzo, Gino Paoli, Daniele Sepe, Peppe Barra, Edoardo Bennato, Bisca, NCCP, 24 Grana, R. De Simone). Nell’album suonano molti musicisti affermati dell’area napoletana: Enzo Foniciello che ha arrangiato quattro brani del disco e che tra l’altro ha collaborato con Joe Barbieri e i Foja ed ha curato gli arrangiamenti dell’ultimo album di Tommaso Primo. Al basso troviamo Vittorio Pepe, che ha suonato tra gli altri con Tullio De Piscopo, Edoardo Bennato, J. Senese, e Lorenzo Scaperrotta, co-autore in tre brani. Tra i batteristi che hanno suonato al disco oltre a Pasquale De Paola troviamo Alessandro Paradiso (componente storico dei Capone Bungt Bangt) e Luca Mignano giovane batterista che però ha già all’ attivo numerose esibizioni in festival jazz nazionali. Infine alle chitarre troviamo oltre lo stesso Simone ed Enzo Foniciello, Antonio Cece ed Ettore Sciarra collaboratore della Polosud Records e già chitarrista dei Walhalla, storica band new wave anni 90”.

Marco Sica