L’inizio è dalla fine … “Trämålning” prima …. “Det sjunde inseglet” poi … l’inizio è dalla fine, ed è la fine a mettere il “sigillo”; al minuto 22:26 … una confessione, come psicotico loop, psicotropo loop che intrappola in parole sovrapposte e chiude un flusso di coscienza sonoro … droni … bordoni … pulsazioni … abissi dell’animo, anabasi interiori prive di catabasi … droni … pulsazioni … bordoni … abrasioni … scarnificazioni dell’io … claustrofobie … cani affamati nella carestia del cuore umano … droni … pulsazioni … abrasioni … distorsioni … accelerazioni rallentate … battere … (com)battere … flusso di coscienza sonoro … confessione dell’uomo:

Antonius Block: “Vorrei confessarmi ma non ne sono capace, perché il mio cuore è vuoto. Ed è vuoto come uno specchio che sono costretto a fissare, mi ci vedo riflesso e provo soltanto disgusto e paura. Vi vedo indifferenza verso il prossimo, verso tutti i miei irriconoscibili simili; vi scorgo immagini d’incubo, nate dai miei sogni, dalle mie fantasie”.

Morte: “Non credi che sarebbe meglio morire?”.

Antonius Block: “È vero”.

Morte: “Perché non smetti di lottare?”.

Antonius Block: “È l’ignoto che m’atterrisce”.

Morte: “Il terrore è figlio del buio”.

Antonius Block: “Sì, è impossibile sapere … ma perché, perché non è possibile cogliere Dio coi propri sensi? Per quale ragione si nasconde dietro mille e mille promesse e preghiere sussurrate ed incomprensibili miracoli? Perché io dovrei avere fede nella fede degli altri? E cosa sarà di coloro i quali non sono capaci né vogliono avere fede? Perché non posso uccidere Dio in me stesso? Perché continua a vivere in me e sia pure in modo vergognoso e umiliante, anche se io Lo maledico e voglio strapparLo dal mio cuore? E perché nonostante tutto Egli continua ad essere uno struggente richiamo di cui non riesco a liberarmi? Mi ascolti?”.

Morte: “Certo”.

Antonius Block: “Io vorrei sapere, senza fede, senza ipotesi, voglio la certezza, voglio che Iddio mi tenda la mano e scopra il Suo volto nascosto, e voglio che mi parli”.

Morte: “Il Suo silenzio non ti parla?”.

Antonius Block: “Lo chiamo e Lo invoco e se Egli non risponde io penso che non esiste”.

Morte: “Forse è così, forse non esiste”.

Antonius Block: “Ma allora la vita non è che un vuoto senza fine? Nessuno può vivere sapendo di dover morire un giorno, come cadendo nel nulla, senza speranza!”

Morte: “Molta gente non pensa né alla morte né alla vanità delle cose.”

Antonius Block: “Ma verrà il giorno in cui si troveranno all’estremo limite della vita”.

Morte: “Sì, sull’orlo dell’abisso…”.

Antonius Block: “Lo so, lo so ciò che dovrebbero fare. Dovrebbero intagliare nella loro paura un’immagine, alla quale poi dare il nome di Dio”.

Con “La Confessione di Antonius Block”, La Cuenta (nelle persone di Matteo Gigliucci: chitarra, amplificatori e pedali, Nicola Savelli: batteria, macchine e pedali, coadiuvati come guest da Narèsh Ran al violoncello e come fantasma da Andrea Democrito Bertelli) rompono il silenzio di Dio è danno voce alla confessione dell’uomo e alle sue ancestrali paure che si fanno da uomo divinità, per poi scoprire Dio come solo frammento della debolezza dell’animo umano e del labile equilibrio della mente, crocifiggendo l’ascoltatore a un muro sonoro, dove le tensioni e le risoluzioni sono come gli spasmi di una coscienza inquieta che non si risolve, non dà risposte né mostra speranza, ma si realizza nell’intensità e bellezza di se stessa.

 

 

NelMuschio. Marco Sica.